Mathias, è il nome dell'apostolo della seconda opportunità: colui che gli undici compagni di Gesù scelsero a sorte per colmare il vuoto lasciato da Giuda. Dietro la sua sonorità chiara si nasconde un fondo biblico molto antico, l'ebraico Mattityahu, «dono di Dio», che si trova anche in Matteo, suo cugino etimologico vicino.
Per molto tempo discreto nell'ombra di Matteo, Mathias ha sperimentato una vera rinascita a partire dagli anni '90 e 2000, seducendo i genitori alla ricerca di un nome al tempo stesso classico, serio e sonoro. Il «th» e la terminazione in -as gli conferiscono un fascino un po' latino, quasi nordico, che funziona bene sia a scuola che in una sala riunioni.
Oggi, Mathias evoca un ragazzo tranquillo, cerebrale, in cui si può riporre fiducia. Né eccessivo né spento, rientra nella categoria di un nome solido che attraversa le epoche senza invecchiare, con quel piccolo supplemento di carattere che apporta la «i».
Mathias ha qualcosa dell'apostolo discreto che porta il nome: colui che non salta subito all'occhio, ma su cui tutto finisce per ricadere. La sua lealtà (8/10) è il suo marchio di fabbrica. Una volta che ti ha adottato, non ti lascia andare, ed è il tipo di amico che risponde al telefono alle 2 del mattino senza lamentarsi. La sua stabilità (8/10) lo trasforma in uno scoglio nelle tempeste altrui, quella persona tranquilla, quasi disarmante, che fa la domanda giusta nel momento giusto.
Dietro questo flemmatico si nasconde un'ambizione molto reale (7/10), ma contenuta, senza sfoggio. Mathias avanza a tappe, calcola, costruisce — molto 8 in numerologia, quel numero di costruttore che gli sta come un guanto. Non ha bisogno di essere sotto i riflettori (bisogno di attenzione 4/10); preferisce essere colui che, nell'ombra, trova la mossa vincente nel momento giusto, esattamente come il dodicesimo apostolo.
Il suo lato cerebrale (fantasia 4/10) lo rende a volte un po' serio, persino un po' testardo quando si aggrappa a un'idea. Ma lo compensa con una sensibilità discreta (6/10) e un umore secco che emerge quando meno te lo aspetti. Nome della generazione 2000, al tempo stesso classico e pulito, Mathias respira affidabilità moderna: né antiquato né appariscente, solo solido. È il collega che vuoi nel tuo team, l'amico che conservi per vent'anni, il tipo che, dietro il suo «dono di Dio» etimologico, offre soprattutto il raro lusso della costanza. Offrigli un buon caffè, dagli tempo per riflettere, e ti porterà sempre in porto sicuro.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Mathias, questo «dono di Dio», non seduce per il frenetico, ma per una gravità magnetica. Offre il suo affetto come un dono sacro, esigendo una reciprocità pura. Il suo fascino risiede in quella presenza tranquilla, radicata, che fa tacere il rumore di fondo per non lasciare spazio che all'intensità dello sguardo. Attrae anime che cercano la profondità invece della superficie, quelle che comprendono che l'amore è un atto di fede. Tuttavia, la sua natura generosa ha un limite: la superficialità e l'insicurezza cronica lo stancano rapidamente. Non sopporta giochi infantili né distrazioni di attenzione. Per lui, amare è un impegno totale, una fusione in cui ogni gesto deve avere peso. Se cerchi una passione effimera, fuggi; se desideri una connessione che elevi l'anima e onori il dono reciproco, Mathias ti offre una fiamma stabile, dolce ma incrollabile.
È di origine ebraica, dal nome Mattityahu, ed è stato popolarizzato da san Matthias, il dodicesimo apostolo.
«Dono di Dio», dall'ebraico mattath (dono) e Yah (Yahweh).
Il 14 maggio, giorno di San Matthias, l'apostolo che sostituì Giuda.
Entrambi condividono la stessa radice ebraica «dono di Dio», ma sono due apostoli diversi e due nomi diversi.
Matthias (due t) si adatta al santo biblico; Mathias (una t) è la grafia francese più comune oggi.