Homero è la forma spagnola di Hómēros, il nome del poeta più famoso della letteratura greca antica, autore leggendario dell'«Iliade» e dell'«Odissea». La tradizione antica lo immaginava cieco e errante, da qui l'interpretazione popolare del nome come «colui che non vede», sebbene i filologi discutano altre possibili radici, come «ostaggio» o «colui che accompagna».
Come nome di battesimo, Homero è un tributo colto all'epica e alle parole, in linea con la tendenza dell'Ottocento per i nomi classici. Si è radicato soprattutto in Hispanoamerica —Messico, Argentina, Caraibi—, dove suona letterario e consolidato. Il tango argentino ha dato al nome una seconda vita grazie a celebri parolieri di nome Homero, e nella cultura popolare contemporanea il nome coesiste con un riferimento umoristico: nel doppiaggio latinoamericano, il patriarca di Springfield si chiama precisamente Homero. Oggi è un nome raro ma riconoscibile, che evoca sia la biblioteca che il calore della casa.
Homero porta il nome del poeta cieco per eccellenza, e qualcosa di quel paradosso lo definisce: colui che «non vede» con gli occhi vede meglio con l'immaginazione. La sua fantasia (9) trabocca, quella di chi trasforma un'anecdote in un'epica e una cena in una storia. Non è un caso che così tanti Homero famosi siano stati parolieri e poeti: in questo nome risiede una vocazione narrativa, il bisogno di mettere in parole ciò che altri provano solo a sentire.
La sua sensibilità (8) va di pari passo con quella vena artistica, e il suo numero 2 lo conferma: Homero è un essere di connessione, più a suo agio nella complicità che nel protagonismo. Il suo umorismo (7) ha una nota tenera e autoironica —come potrebbe non essere così, con il fantasma di Homer Simpson che aleggia sul nome— che lo rende simpatico e scioglie qualsiasi tensione. La diplomazia (7) gli viene naturale: ascolta, sfumatura, trova la parola giusta.
Lì dove vacilla leggermente è nella coerenza pratica: la sua stabilità (5) è quella di un sognatore che si distrae, e la sua ambizione (5) raramente è quella di chi vuole guidare, ma piuttosto di chi vuole creare. La sua energia (6) fluttua con l'ispirazione, alta quando qualcosa lo appassiona, bassa quando la routine si fa pressante. La sua indipendenza (7) è elevata: Homero ha bisogno del suo spazio per pensare e immaginare, sebbene il suo bisogno di condividere ciò che crea (besoin_attention 5) lo strappi all'introspezione. Nel complesso, uno spirito colto, caldo e un po' bohémien, capace di trasformare la vita quotidiana in materiale poetico.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
L'amore di Homero è uno studio sulla resa paradossale. Chiamato come colui che non vede, non corteggia con esibizioni sfarzose o fascino calcolato; seduce attraverso una cecità profonda, quasi disarmante, verso la superficialità. È attratto dal grezzo, dallo sgrezzato, dalle profondità nascoste che gli altri ignorano. Nell'intimità è tattile e intenso, ma stranamente distaccato dalla vanità visiva, trovando l'erotismo nel buio, nel sussurrato e nel percepito piuttosto che nel visto. È l'ostaggio delle proprie passioni, legato volontariamente dall'intensità della connessione che brama. Tuttavia, questo stesso tratto può generare stagnazione; può diventare letargico, andando alla deriva invece di governare la nave, alla fine cullando i partner in una routine confortevole ma insoddisfacente. Manca la fame visiva che guida molti, preferendo una combustione lenta a un fulmine. Per trattenerlo, devi essere un enigma che non riesce del tutto a decifrare, un mistero che lo costringe a navigare solo con l'intuito. Il suo amore non riguarda lo sguardo; riguarda il sentire il polso dell'altro nel buio, una fede cieca che è o il suo più grande asset romantico o il suo difetto più fatale.
È la forma spagnola del greco Hómēros, il poeta a cui sono attribuiti l'«Iliade» e l'«Odissea».
La tradizione lo interpreta come «colui che non vede» (cieco), riferendosi alla leggenda del poeta; altre etimologie propongono «ostaggio» o «colui che accompagna».
No. Essendo un nome pagano e letterario, non ha una festa stabilita nel calendario cattolico.
È una figura semi-leggendaria; è collocato intorno all'VIII secolo a.C., ma la sua reale esistenza e biografia sono state dibattute fin dall'antichità.
È raro e ha un'aria colta, più presente in Hispanoamerica che in Spagna, con una forte connotazione letteraria.
Profilo ludico, a scopo di intrattenimento.