Renato è un nome dal significato luminoso e profondamente cristiano: di origine latina Renatus, 'rinato', evoca la rinascita spirituale del battesimo, la nascita a una nuova vita. L'eponimo è San Renato di Angers, vescovo del V secolo, la cui leggenda del 'ritorno alla vita' riflette perfettamente il significato del nome.
Popolare in tutta Italia principalmente tra gli anni '30 e '60 del XX secolo, Renato ha un sapore vintage e affettuoso, ricordando un'epoca di grandi artisti e canzoni immortali - da Renato Carosone a Renato Rascel, da Renato Zero al pittore Guttuso, fino al Premio Nobel Renato Dulbecco. È un nome che esala l'eleganza di tempi passati e il talento.
Oggi Renato è percepito come un nome caldo, un po' retrò e pieno di carattere, che sta vivendo una rinascita insieme al gusto per i nomi della 'nonna'. Evoca una persona amichevole, saggia e gradevole, con quel tocco di ironia benevola che lo rende immediatamente familiare.
Renato è una paradossale ambulante di continuità e rottura. Etimologicamente segnato come "Rinato", non si limita a esistere; si ricostruisce perpetuamente. Incarna l'archetipo del Fenice, non come bestia mitologica, ma come imperativo umano di liberarsi della pelle con spietata eleganza. Il suo tratto dominante è la reinvenzione radicale. È l'artista che brucia la sua opera precedente per forgiarne una più affilata. C'è una violenza silenziosa nella sua rinnovazione, un rifiuto di essere statico. Tratta la sua identità non come una fondazione, ma come argilla. Come la nozione di T.S. Eliot del momento della visione, Renato cerca il "punto fisso del mondo rotante", ma si muove attraverso di esso cambiando costantemente direzione. Non è definito da ciò che è stato, ma dall'impeto implacabile di ciò che diventerà in seguito. Porta il peso della propria resurrezione, una corona pesante che esige movimento costante. Conoscere Renato significa assistere a una vita in movimento perpetuo, una testimonianza dell'idea che non siamo ciò che eravamo, ma ciò che osiamo dare alla luce di nuovo, e ancora, e ancora.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Renato non corteggia; catalizza. Cerca partner disposti a essere smontati e rimontati dalla sua intensità. Si sente respinto dalla stagnazione, dalla monotonia comoda della routine che gli chiede di stare fermo. È attratto dalla scintilla del potenziale, dalla donna che porta il proprio fuoco, da qualcuno che capisce che l'amore non è un porto sicuro ma un'alchimia volatile. La sua seduzione è sensoriale e immediata, una rinascita improvvisa del desiderio che ti coglie di sorpresa. Ama con una onestà feroce, quasi spaventosa, spogliando di finzioni. Non vuole uno specchio, ma una finestra verso nuovi orizzonti. Se lo annoi, sei morto per lui; se lo sfidi, sei immortale. Ha bisogno di un amante che sia anche complice nell'arte di diventare. Non è un romance morbido; è una trasformazione reciproca. Offre una passione che brilla e arde velocemente, esigendoti di alzarti dalle ceneri con lui, cambiando per sempre, sempre nuovo.
Dal latino Renatus, significa 'rinato, nato di nuovo', riferendosi alla rinascita battesimale.
Il 12 novembre, in onore di San Renato di Angers, vescovo del V secolo.
È René, la forma francese dello stesso nome latino Renatus.
Principalmente in Italia tra gli anni '30 e '60 del XX secolo; oggi sta vivendo una rinascita come nome retrò.
I diminutivi più comuni sono Renatino, Rena, e, in una forma francese, Renè.