Michel invoca l'arcangelo guerriero, dominatore del drago e protettore delle anime, il cui nome pone una domanda senza replica: «Chi come Dio?». Tuttavia, nulla di guerriero nella percezione del nome: Michel è caldo, familiare, profondamente popolare. È stato uno dei nomi maschili di spicco nella metà del XX secolo in Francia.
Il culto di san Michele ha segnato il paesaggio — dal Mont-Saint-Michel eretto nella sua baia alle innumerevoli cappelle situate in altura. Patrono dei paracadutisti e degli schermidori, l'arcangelo imprime al nome una sfumatura di coraggio discreto. Michel viaggia molto bene: Michael, Michele, Miguel, Mijaíl.
Oggi, Michel ha la tenerezza di un nome da «zio» (tonton): generazionale, conviviale, associato al buon umore e alla tavola della domenica. Un po' datato per un neonato, rimane carico di una simpatia immediata. Lo si immagina come un uomo che apprezza la vita, battutiero, ricompositivo — il tipo di uomo del quale si conserva un ricordo affettuoso e gioioso.
Se ci fosse da scegliere una parola per Michel, sarebbe «buonumore». È il nome del gruppo più dotato di umorismo (7/10), e si nota: Michel è l'anima della festa, colui che rilassa un tavolo in tre frasi, che ha sempre una battuta riservata e un bicchiere da condividere. Si ride con un Michel, mai contro di lui.
Ma dietro il battutiero si nasconde un vero legame sociale. La sua elevata diplomazia (7/10) fa di lui un ricompositore nato: conosce tutti, riconcilia i litiganti, organizza i ritrovi. La stabilità (8/10) e la lealtà (8/10) completano il ritratto: simpatico, sì, ma anche profondamente affidabile. Lo zio Michel non dimentica mai un compleanno e si presenta sempre quando è necessario.
Energico senza essere iperattivo (6/10), ambizioso a dosi ragionevoli (6/10), Michel non schiaccia nessuno per avere successo. Avanza con buon umore, con una necessità di attenzione moderata (4/10): gli piace piacere e far ridere, ma non fino al punto di monopolizzare il palco. La sua sensibilità (5/10) e indipendenza (6/10) lo mantengono equilibrato, né appiccicoso né orso solitario.
Il gioco di parole è che il suo nome proviene da un arcangelo guerriero, dominatore del drago. Nel Michel moderno, questa combatività si è trasformata in una grande capacità di proteggere i suoi: sotto la risata, lui vigila. Bon vivant, caldo, integratore, incarna l'amico di sempre la cui sola presenza mette di buon umore. Il tipo di personaggio del quale si parla, anni dopo, con un sorriso tenero: «ah, quel vecchio Michel!»
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Michel, il cui nome risuona come un interrogativo celeste, affronta l'intimità con un'intensità quasi sacra. Non cerca la possessione, ma la fusione delle anime, guidato da questa ricerca di perfezione che sfida l'ordinario. La sua seduzione è quella di una forza tranquilla, magnetica e protettiva, capace di soggiogare per la sola presenza invece che per parole vane. Si sente attratto dalla nobiltà del cuore e dall'intelligenza luminosa, quelle scintille che ricordano la purezza originaria del suo nome. Al contrario, ciò che lo annoia è la vulgarità dell'immediatezza e la codardia emotiva. Fugge dalle relazioni superficiali, quei giochi infantili che non hanno né profondità né anima. Per Michel, amare è un atto di fede, una devozione totale dove la lealtà è l'unica moneta di cambio accettabile. Offre un amore appassionato, quasi divorante, ma esige in cambio un'autenticità senza crepe. Vuole essere la roccia, l'arcangelo custode di una passione che perdura, lontano dai capricci effimeri.