Blas è un nome breve e netto, dal latino Blasius, che la tradizione collega a 'blaesus', 'colui che balbetta'. La sua fama si deve interamente a San Biagio di Sebaste, vescovo e martire del IV secolo che, secondo la leggenda, salvò un bambino dal soffocamento causato da una liscia di pesce; da ciò deriva il fatto che sia il patrono della gola. La sua festa, il 3 febbraio, è una delle più vive del calendario dei santi popolari: in molti paesi della Spagna si benedicono le gole e si mangiano ciambelle, 'la bula di San Biagio'.
Nel mondo ispanico il nome ha inoltre un eroe di bandiera: l'ammiraglio Blas de Lezo, che con pochissimi uomini difese Cartagena delle Indie nel 1741. San Biagio dà il nome a quartieri, paesi e feste in tutta la Spagna e l'America Latina.
Oggi Blas è percepito come un nome genuino, popolare e con tradizione, poco frequente tra i neonati ma carico di radici e di tradizione festiva. Suona semplice, onesto e affettuoso.
Blas è un nome corto e dal carattere profondo. Il suo numero 7 disegna una persona riflessiva, osservatrice, con un mondo interiore più ricco di quanto lasci vedere: Blas ascolta, calibra e solo allora parla, e quando lo fa spesso centra il bersaglio. C'è in lui una saggezza discreta, quasi da guaritore — un riferimento al santo medico di Sebaste —, quella capacità di calmare gli altri senza sceneggiate.
Ma il nome ha anche un fondo enormemente popolare e caldo, forgiato in secoli di feste di paese, ciambelle benedette e gole protette. Per questo Blas combina l'introspezione del 7 con un umorismo schietto e una lealtà di quelle di una volta: è riservato, sì, ma non asciutto. Con i suoi si scioglie, scherza con calma e protegge con una costanza silenziosa. Il suo bisogno di attenzione è basso; preferisce il riconoscimento onesto all'applauso rumoroso.
L'etimologia giocosa — 'colui che balbetta' — gli sta come un riferimento: Blas può impiegare tempo a sbloccarsi, ad aprirsi, ma sotto quella apparente parcità c'è fermezza. Non a caso il nome lo portò un ammiraglio che con mezzo corpo e pochi uomini oppose resistenza a un'intera flotta: quando Blas difende qualcosa o qualcuno, diventa immovibile, testardo e coraggioso fino alla temerarietà.
Il suo punto debole è quella riservatezza: può sembrare distante o chiuso, e gli costa chiedere aiuto, come se mostrare la gola fosse abbassare la guardia. Ma chi ha pazienza scopre un Blas leale, saggio e affettuoso, un tipo dalle radici profonde che dà sempre di più quanto più tempo passa al tuo fianco. Autentico, senza pose, genuino nel senso migliore.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Blas non è un amante dei discorsi grandiloquenti né delle dichiarazioni teatrali. La sua essenza, segnata da quella radice che suggerisce la balbuzie, trasforma il coito in una danza di silenzi pesanti e sguardi che sostengono il peso di ciò che non è detto. Nel letto, la sua sensualità è tattile, lenta, ossessiva. Non cerca la velocità, ma la risonanza. Il suo modo di sedurre è ipnotico; cattura attraverso la vulnerabilità della sua goffaggine iniziale, quella che invita alla pazienza e all'esplorazione intima. Lo eccita la complicità del sussurro, il tocco di pelle che parla più delle parole che gli costano a uscire. Tuttavia, ciò che lo respinge è la freddezza intellettuale, la superficialità che richiede fluidità senza anima. Ha bisogno di profondità, quella che si costruisce nelle pause, nei gemiti soffocati e nella certezza che la sua mancanza di eloquenza verbale sia compensata da un'intensità viscerale. Ama con l'urgenza di chi sa che ogni parola pronunciata è un atto di coraggio, e per questo consegna il suo corpo con una franchezza grezza, cercando quella connessione elettrica che trascende il linguaggio.
La tradizione lo collega al latino 'blaesus', 'colui che balbetta o balbetta', anche se la sua origine ultima è incerta.
Il 3 febbraio, una delle feste popolari più radicate del calendario dei santi spagnoli.
Secondo la leggenda, salvò un bambino che si stava annegando con una liscia di pesce; per questo è patrono delle malattie della gola.
In molti paesi si benedicono le gole e si mangiano ciambelle benedette, conosciute come 'la bula di San Biagio'.
È un classico genuino, oggi poco frequente tra i neonati, ma molto presente nella toponomastica e nelle feste popolari.