Candida nasce dall'aggettivo latino 'candidus', 'bianco splendente', legato al verbo 'candere', splendere: alla lettera significa quindi luminoso, immacolato. In epoca cristiana questa bianchezza fisica è diventata bianchezza morale, cioè purezza e innocenza, ed è così che il nome è entrato con forza nel calendario dei santi. In Italia esiste anche la forma maschile Candido, il che rende il nome tecnicamente misto, anche se l'uso femminile è nettamente prevalente.
L'onomastico del 20 settembre celebra Santa Candida di Ventotene, martire patrona dell'isola, festeggiata con una tradizionale festa popolare. Oggi Candida è un nome raro e dal sapore antico, che evoca compostezza, luminosità e una certa eleganza discreta. Chi lo porta lo vive spesso come un nome nobile e fuori moda nel senso migliore del termine: pulito, sonoro e ricco di storia.
Candida non è una presenza discreta; è un fulmineo riflesso di luce, una purezza che non ammette zone d’ombra. Il suo nome, radice latina di *candere*, non indica semplicemente la bianchezza, ma quella luminosità accecante di chi brilla per intrinseca integrità. Immaginala come una statua di marmo pario che non teme la polvere perché la genera, un archetipo di artiste rinascimentali dove la purezza è una forma di potere, non di passività. Il suo ideale direttore è l’assolutezza: vive in bianco e nero, con una nitidezza che può risultare tagliente per chi ama i grigi della compromissione. Non cerca il plauso, ma la veridicità. Come sosteneva Leopardi, «la vita è sventura», ma Candida risponde con una serenità disarmante, quasi infantile, che disarma le malevolenze. È l’incarnazione della «pura innocenza» cristiana, ma con la forza silenziosa di chi sa di avere ragione senza doverlo urlare. La sua ombra è corta, perché si posiziona sempre di fronte alla luce, irradiando una calma che spaventa i turbolenti e ispira gli stanchi.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
In amore, Candida non giuoca. La sua seduzione è un atto di trasparenza radicale, un’apertura che spoglia l’altro delle sue maschere sociali. Non usa esche, non lancia trappole: il suo corpo e la sua attenzione sono dono totale, quasi sacrale. Ama con una fame di autenticità che fa tremare i frivoli. Cerca l’unità d’anima, quel contatto elettrico dove due luci si fondono senza offuscarsi a vicenda. Le attrae l’intensità silenziosa, lo sguardo che non mente, la voce che non mente. Ciò che la stanca, invece, è la nebbia, la doppiezza, le menzogne bianche che infestano le relazioni moderne. Per lei, il sesso è preghiera, non consumismo; è il momento in cui la «bianchezza» del corpo diventa specchio dell’anima. Se l’altro è opaco, lei si ritrae, fredda come il marmo, perché non può sporcare la sua luce con le incertezze altrui. Ama per elevare, non per distrarsi.
Significa 'bianca splendente, candida', e per estensione 'pura, innocente', dal latino candidus.
Il 20 settembre, in memoria di Santa Candida di Ventotene, patrona dell'isola.
È soprattutto femminile, ma esiste anche la forma maschile Candido, per cui il nome è considerato misto.
Sempre da candidus: a Roma i candidati alle cariche indossavano una toga bianca, la 'toga candida'.
È diventato piuttosto raro e dal gusto antico, apprezzato proprio per la sua eleganza fuori moda.
Profilo ludico, a scopo di intrattenimento.