Onofrio è un nome dall'origine affascinante e lontanissima: risale all'egiziano wnn-nfr (Unnefer), epiteto del dio Osiride che significa 'colui che è perennemente buono' o 'sempre felice'. Attraverso il greco Onouphrios e il latino Onuphrius arrivò infine in Italia.
Il nome è legato a sant'Onofrio Anacoreta, eremita egiziano vissuto tra IV e V secolo che avrebbe trascorso decenni in solitudine nel deserto della Tebaide, nutrendosi solo di datteri; è festeggiato il 12 giugno.
In Italia Onofrio ha una forte impronta meridionale, particolarmente diffuso in Puglia, Campania e nel Sud in genere, dove il santo eremita è molto venerato. È un nome antico, solenne, dal sapore un po' fiabesco: tanto che in area napoletana il diminutivo 'Nofrio' è diventato addirittura una maschera popolare. Oggi è raro e per questo prezioso, scelto da chi ama i nomi con una storia millenaria alle spalle.
Onofrio porta nell’anima il peso sacro e la leggerezza divina di Unnefer, il “Sempre Buono”. Non è un’ottimismo ingenuo, ma una resilienza architettonica: un’anima forgata nel fuoco egizio, filtrata dalla saggezza greca e sedimentata nella rustica concretezza latina. Il suo tratto dominante è una gioia tenace, quasi ostinata, che rifiuta il cinismo come veleno. È l’archetipo del monaco eremita che ride nel deserto, simile a quel frate zoppo di Giotto che, nonostante la povertà, canta la gloria del creato. Onofrio non subisce la vita, la trasfigura. Come scrisse Leopardi, “il dolore eterno / è il nulla”, e Onofrio incarna quel nulla attivo, quella capacità di trovare il bello nel guasto. La sua virtù non è la perfezione, ma la capacità di rimanere aperti, permeabili alla grazia anche quando il mondo si chiude. È un’anima che non invecchia, perché si rinnova ogni volta che sceglie la benevolenza.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
In amore, Onofrio non cerca il fuoco distruttivo, ma la combustione lenta e costante di un camino domestico. La sua seduzione è tattile, antica: sa ascoltare come si ascolta una preghiera, con una devozione che fa tremare le ginocchia. Non ama per possedere, ma per custodire. Si innamora delle imperfezioni, delle crepe dove entra la luce, perché riconosce in esse la stessa natura “perennemente buona” del suo nome. Ciò che lo stanca è la freddeza calcolata, la vanità superficiale che non ha radici. Cerca un’anima capace di silenzio condiviso, dove il sesso non è conquista ma riconciliazione del corpo e dello spirito. Ama con una sensualità terrena, radicata, quasi monastica: baci che sono promesse, carezze che sono atti di fede. Non ama chi lo fa soffrire, ama chi lo fa sentire vivo, autentico, integro.
Dall'egiziano wnn-nfr, epiteto di Osiride, passato poi al greco Onouphrios e al latino Onuphrius.
'Colui che è sempre buono/felice', in origine attributo del dio egizio Osiride.
Il 12 giugno, in memoria di sant'Onofrio anacoreta, eremita del deserto egiziano.
Soprattutto nel Sud Italia, in particolare in Puglia e Campania.
Sì, 'Nofrio', diventato anche una celebre maschera della tradizione popolare del Meridione.
Profilo ludico, a scopo di intrattenimento.