Mauro deriva dal latino Maurus, 'abitante della Mauritania', poi 'scuro di carnagione'. Il nome fu portato in auge da San Mauro (VI secolo), primo discepolo di San Benedetto e figura chiave nella diffusione del monachesimo benedettino: la tradizione lo ricorda mentre corre sull'acqua per salvare il confratello Placido.
Dalla stessa radice discendono anche Maurizio e il francese Maurice. Molto diffuso in Italia nel secondo Novecento, Mauro ha un suono breve, netto e concreto, senza fronzoli. Numerosi comuni italiani portano il nome di San Mauro, da San Mauro Torinese a San Mauro Cilento fino a San Mauro Pascoli.
Oggi Mauro è percepito come un nome solido, affidabile, terragno: evoca serietà e lealtà più che appariscenza. La sua concretezza lo rende un classico maschile che non tramonta, apprezzato per la sua schiettezza.
Mauro è un nome che sta in piedi da solo, come una roccia. L'etimologia lo dice 'scuro', l'origine lo lega a San Mauro, il primo e più fedele discepolo di San Benedetto, quello che, dice la leggenda, corse sull'acqua per salvare il piccolo Placido. C'è tutto Mauro in quel gesto: la lealtà assoluta, la prontezza silenziosa, il fare prima di parlare. La sua stabilità è quasi minerale: Mauro non si scompone, non insegue le mode, non ha bisogno di applausi. Vive di un 'ora et labora' laico, testa bassa, lavoro fatto bene, poche chiacchiere. L'ambizione è modesta perché a Mauro non interessa arrivare primo, gli interessa essere solido, presente, uno su cui contare. Indipendente, sa stare benissimo con se stesso: è il tipo che ama la montagna, il silenzio, le cose vere e ruvide, non a caso Mauro Corona, scultore-alpinista-scrittore, incarna alla perfezione questo spirito schivo e testardo. L'energia è costante più che esplosiva, l'umorismo asciutto, la sensibilità presente ma pudica: Mauro sente molto e dice poco. Diplomatico quel tanto che basta, preferisce i fatti alle diplomazie. È un nome del Novecento, benedettino e concreto, che profuma di legno, di sentieri e di lealtà antica. Chi si chiama Mauro raramente delude: è l'amico che chiami alle tre di notte sapendo che verrà, il collega che non fa scena ma tiene in piedi il reparto. Non brilla per farsi notare, brilla perché regge. E in un mondo di gente che parla, Mauro è quello che, semplicemente, c'è.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Mauro porta in sé l’ombra antica e la terra rossa del Nord Africa, un magnetismo silenzioso che attira come la sabbia al sole. Nell’amore, non cerca la leggerezza effimera, ma la profondità di un mare che non si vedono i fondali. La sua sensualità è fatta di silenzi pesanti e sguardi che spogliano l’anima prima del corpo; è un amore che non chiede permesso, che si impossessa con la dolcezza di un’abitudine necessaria. Ama l’intensità, la carnalità reale, quella che sa di sudore e di pelle scura sotto la luce della luna. Ciò che lo eccita è l’autenticità, la capacità di qualcuno di guardarlo senza filtri. Ciò che lo stanca, invece, è la superficialità, le maschere sociali, le chiacchiere vuote che non nutrono. Per Mauro, amare è un atto di resistenza contro la noia; è un patto di sangue e di desiderio. Cerca un’anima che non abbia paura di sporcarsi le mani con la passione, che sappia restare a galla anche nelle tempeste. La sua devozione è feroce, protettiva, quasi tribale. Non ama per giocare, ama per appartenere. E quando sceglie, lo fa con la certezza di chi ha già visto il futuro e lo desidera ardentemente.
È di origine latina, dal termine Maurus, cioè 'abitante della Mauritania' e poi 'scuro di carnagione'.
Il 15 gennaio, in onore di San Mauro abate, discepolo di San Benedetto.
'Abitante della Mauritania, di carnagione scura'.
Dalla stessa radice derivano Maurizio e il francese Maurice.
Il primo discepolo di San Benedetto, patrono benedettino invocato tradizionalmente contro i dolori.
Profilo ludico, a scopo di intrattenimento.