Augusto non nasce come nome ma come titolo: nel 27 a.C. il Senato lo conferì a Ottaviano per sancirne l'autorità sacrale, e da allora «augustus» ha significato tutto ciò che è solenne, venerabile, superiore. Solo molto più tardi, tra Cinquecento e Settecento, il termine si trasformò in nome proprio, diffuso soprattutto dalle case regnanti europee (i Sassonia, gli Hannover) affascinate dal prestigio imperiale romano.
In Italia Augusto ha un sapore ottocentesco e risorgimentale, da grande borghesia colta e da patriarca di famiglia. È un nome che evoca autorevolezza tranquilla, quella di chi non ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. La sua eco resta legata al mese di agosto (mensis Augustus, ribattezzato in onore dell'imperatore) e quindi al pieno dell'estate.
Oggi è un nome raro e un po' vintage, che sta vivendo il ritorno di fascino tipico dei nomi «da nonno»: chi lo porta gioca la carta della classe senza tempo, elegante e leggermente fuori moda quel tanto che basta per distinguersi.
Augusto non è un nome che si sussurra; è un titano che si declama. Portare questo nome significa incarnare la *maestà* antica, quella radice latina di *augere*, l’atto sacro di accrescere, di elevare il proprio essere oltre la mediocrità quotidiana. È l’archetipo dell’Imperatore-Rettore, un misto tra Augusto Cesare e un sacerdote etrusco, colui che legge il volo degli uccelli per tracciare il proprio destino. La sua anima è consacrata alla grandezza, non per vanità, ma per una necessità esistenziale di ordine e prestigio. Vive con una dignità quasi fuori tempo, un tratto dominante che lo porta a guardare il mondo dall’alto, come se fosse sempre su un podio. Non cerca la folla, cerca il rispetto. Come diceva Montaigne, «La più grande cosa del mondo è sapere porsi al proprio posto», e Augusto lo sa meglio di chiunque altro. La sua presenza fisica è un peso grave, una gravità che attira le anime cercando di ordinarle. È venerabile perché si è scelto una vita difficile, quella dell’elevazione continua. Non è freddo, è concentrato. Ogni sua azione è un augurio fatto a se stesso, un rito per accrescere la propria essenza. Vive nella tensione eterna tra la terra e il cielo, cercando di essere degno della propria storia.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
In amore, Augusto non cerca il flirt effimero; cerca una corona da condividere, un’alleanza sacra. La sua seduzione è lenta, viscosa, fatta di sguardi che misurano l’anima prima di toccare il corpo. Ti conquista con la sua stabilità, quella sicurezza che fa sentire l’altro al sicuro, ma anche intrappolato in una gabbia d’oro. Ama con intensità possessiva, quasi liturgica: ogni bacio è un rito, ogni carezza una consacrazione. Non sopporta la superficialità, il caos disordinato; cerca una compagna che possa reggere il peso della sua dignità, una regina che capisca il silenzio tra le parole. La passione è calda, sensuale, ma mai volgare; è il tocco di chi sa il valore delle cose. Ciò che lo allontana è la banalità, l’indifferenza verso la grandezza. Se l’amore diventa routine senza rispetto, lui si ritira nel suo tempio interiore, freddo e inaccessibile. Vuole essere adorato non per egoismo, ma perché crede che l’amore sia la forma più alta di venerazione umana.
Dal titolo onorifico latino Augustus, concesso dal Senato a Ottaviano nel 27 a.C. Deriva dal verbo augere («accrescere») e dall'idea di ciò che è consacrato dagli auguri.
«Venerabile, maestoso, degno di reverenza». In origine indicava una dignità quasi sacra.
La data principale è il 7 maggio, in memoria di Sant'Augusto martire; si celebra anche il 27 marzo, il 4 marzo e il 1° settembre.
Sì: il mese Sextilis fu ribattezzato Augustus nell'8 a.C. in onore dell'imperatore, ed è l'origine dell'italiano «agosto».
Oggi è raro e percepito come classico e retrò, ma rientra nel gruppo dei nomi «vintage» che tornano di moda.
Profilo ludico, a scopo di intrattenimento.