Saúl deriva dall'ebraico Sha'ul, « il domandato » o « il desiderato », il figlio che si richiede a Dio nella preghiera. Nella Bibbia è il nome del primo re d'Israele, un guerriero grande e valoroso unto dal profeta Samuele, la cui storia mescola grandezza e caduta tragica. È anche, fatto curioso, il nome ebraico originale di san Paolo, Saulo di Tarso, prima della sua conversione.
Forse a causa di questo doppio eco — il re guerriero e l'apostolo —, Saulo sprigiona una forza particolare. È un nome breve, netto e sonoro, che ha guadagnato molto terreno negli ultimi decenni in Spagna e in America ispanica, con un aspetto moderno nonostante la sua antichità biblica.
Oggi è fortemente associato allo sport e alla grinta: figure come il pugile messicano « Canelo » Álvarez, il calciatore Saúl Ñíguez o il canoista olimpico Saúl Craviotto gli hanno conferito un'aura combattiva, tenace e vincente che si adatta perfettamente alle sue origini.
Saulo è l'incarnazione vivente dell'intercessione, quest'uomo la cui stessa esistenza sembra tremare sotto il peso di una promessa divina. Il suo nome, « il domandato », non è una semplice etichetta, ma un'impronta indelebile sulla sua anima. Porta in sé l'archetipo del profeta trattenuto, colui che, come Samuele nella notte, ascolta fino a quando la voce del cielo non lo nomina. Il suo ideale direttivo è la ricettività attiva: non cerca di conquistare il mondo, ma di diventarne il recettore fedele. Dominato da un'intuizione quasi mistica, Saulo possiede quella dolce gravità che fa tacere i rumorosi. Incarna l'attesa feconda, quella pazienza che trasforma il desiderio in destino. Come diceva Sant'Agostino, « Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è in cerca di riposo », Saulo è questo cuore in perpetua osmosi con l'Invisibile. Non forza nulla, riceve tutto. La sua presenza è un invito silenzioso, un promemoria che ogni vita è un voto esaudito, una preghiera diventata carne. È l'uomo del « sì » primordiale, colui che comprende che la sua ragione d'essere risiede nella grazia di essere atteso.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
In amore, Saulo non dà la caccia alla preda; la lascia venire, sicuro che il desiderio sia una calamita. La sua seduzione è lenta, sensuale, impregnata di un'intensità che fa tremare i muri. Non ha bisogno di parole pompose; il suo sguardo basta a rivelare che l'altro è il voto segreto da tempo sussurrato. Attrae coloro che cercano una connessione d'anima, coloro che vogliono essere « scelti » piuttosto che conquistati. Eppure, la sua pazienza ha dei limiti: l'indifferenza o la superficialità lo stancano istantaneamente, rimandandolo al suo silenzio interiore. Ama con una devozione quasi religiosa, offrendo un calore avvolgente che fa dimenticare il freddo del mondo. Ma attenzione: esige una reciprocità totale. Per Saulo, amare è pregare in due. Senza questa comunione sacra, senza questo fuoco condiviso, si ritira, custode di un tempio vuoto. Non gioca; offre. E quando ama, lo fa come si accoglie una risposta divina: con un'umiltà vibrante e una passione che non si spegne mai.
Dall'ebraico Sha'ul, « il domandato » o « il desiderato », il figlio richiesto a Dio nella preghiera.
Il re Saulo non è venerato come santo, quindi non ha una festa propria; coloro che cercano una data lo collegano spesso a san Paolo (Saulo di Tarso), il 29 giugno.
Il primo re d'Israele, unto dal profeta Samuele; un guerriero valoroso il cui regno si è concluso tragicamente di fronte a Davide.
Sì: prima della sua conversione, l'apostolo Paolo era noto con il nome di Saulo (Saul) di Tarso.
In francese, generalmente si scrive Saül, con la dieresi sulla u per indicare la pronuncia in due sillabe distinte.
Profilo ludico, a scopo di intrattenimento.