Josefa è la forma femminile di José e, come lui, onora san Giuseppe, il falegname di Nazaret, sposo della Vergine Maria e patrono dei lavoratori. Da ciò il fatto che condivida la sua festa, il 19 marzo, giorno importante in cui molti paesi ispanici celebrano anche la festa dei Padri. Il nome rimanda a una delle radici bibliche più diffuse al mondo, l'ebraico «Yosef», «Dio aggiungerà».
Fu straordinariamente frequente in Spagna e in America ispanica nei secoli XVIII, XIX e XX, spesso combinato (María Josefa) e sempre accompagnato da una ricca famiglia di diminutivi: Pepa, Pepita, Fina, Josefina — diventato un nome a sé stante — o il messicano Chepa. In America ispanica, fu portato da eroine dell'indipendenza come Josefa Ortiz de Domínguez, «La Corregidora», il che le aggiunge una sfumatura di coraggio e impegno.
Oggi è percepito come un nome classico, solido e un po' caduto in disuso tra le bambine, molto associato alle nonne e alla tradizione. Il suo diminutivo «Pepa» conserva tuttavia un aspetto fresco e rilassato. È un nome da lavoro, onestà e radici, con la nobiltà serena che l'iconografia ha sempre attribuito a san Giuseppe.
Josefa eredita dal falegname di Nazaret una virtù discreta ma potente: quella del lavoro ben fatto e della fedeltà silenziosa. Il suo profilo disegna una donna di lealtà a tutta prova, colonna vertebrale della sua famiglia e dei suoi cari, capace di mettersi alla prova senza aspettare applausi. Il bisogno di mettersi in mostra le è estraneo; ciò che la caratterizza è la costanza, questa energia di fondo che non vacilla anche quando la giornata è lunga.
C'è in lei un'onestà radicata, un modo di fare le cose che non si contratta. Stabile e degna di fiducia, è la persona verso cui ci si rivolge quando serve qualcuno di solido e ragionevole. Ma non immaginiamola noiosa per questo: il suo diminutivo «Pepa» tradisce una vena birichina e gioviale, con del piccante per le lunghe discussioni a tavola e un riso facile e disarmante. Combina quindi serietà nell'essenziale e leggerezza nel quotidiano.
L'eco dei suoi omonimi le dà carattere: il coraggio cospirativo di Josefa Ortiz de Domínguez, «La Corregidora», che ha giocato la propria vita per l'indipendenza; la luminosità di Pepa Flores, «Marisol»; la lucidità illuminata di Josefa Amar y Borbón nella difesa dell'istruzione femminile. Così, sotto una semplicità apparente batte una notevole indipendenza e un senso di giustizia che si infiamma di fronte all'ingiustizia.
Di generazione in generazione, evoca cucine che fumano, mestieri artigianali e nonne dalle mani esperte e dal parlare diretto. Josefa è più realista che sognatrice, pratica che teorica, ma con un grande cuore e una capacità di sacrificio che la fanno amare i suoi cari senza condizioni. La sua magia risiede nel piccolo e nel costante: fa parte di coloro che sostengono il mondo dietro le quinte, senza rumore, con le mani sempre occupate e il cuore pieno di persone da prendersi cura.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Josefa, questa fiamma dalle radici bibliche, non intende giocare a nascondino con il desiderio. Il suo nome, che significa «Dio aggiungerà», tradisce una sete insaziabile di crescita emotiva; non si accontenta di un istante di grazia, esige un accumulo di momenti, una densità di vita che gonfia l'anima. In amore è una seduttrice organica, carnale e diretta, attratta dalla profondità che promette di arricchire il suo essere, lontano dalle frivolezze passeggere che la annoierebbero mortalmente. Cerca un partner capace di essere questo «supplemento d'anima» vitale, questo accrescimento spirituale e fisico che trasforma la semplice passione in una storia monumentale. Liscia, non è preda della routine; ciò che la stanca è il vuoto, l'assenza di senso e la stagnazione. Per lei, amare è un atto di espansione, un dono di sé che deve imperativamente tradursi in un'elevazione reciproca, sensuale e sacra allo stesso tempo.
È la forma femminile di José, di radice biblica ebraica («Yosef»), in onore di san Giuseppe, sposo della Vergine Maria.
Significa «Dio aggiungerà» o «che il Signore accresca», lo stesso senso di José. Evoca l'idea di un dono che si accresce.
Il 19 marzo, festa di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, che coincide in diversi paesi ispanici con la festa dei Padri.
Sono molto vicini: entrambi sono femminili di José. Josefina è nato come diminutivo colto di Josefa e costituisce oggi un nome a sé stante.
Pepa e Pepita sono i più classici, con Fina, Fefa o il Chepa ispano-americano.
Profilo ludico, a scopo di intrattenimento.