Matei è la forma rumena e bulgara del nostro Matteo, e dietro questi due nomi si nasconde la stessa bella promessa: Mattityahu, in ebraico, significa «dono di Dio». L'omonimo è prestigioso —san Matteo, il pubblicano che lasciò tutto per seguire una voce, divenne apostolo e autore tradizionale del primo dei quattro Vangeli—. Un nome, quindi, carico di spiritualità e storia, che si celebra il 21 settembre in Occidente.
In Romania, Matei è una vera istituzione, portato in alto dalla Chiesa ortodossa e da grandi figure nazionali: il voivoda Matei Basarab, principe di Valacchia nel XVII secolo, o il re Matei Corvin (Matthias Corvinus), gloria condivisa con l'Ungheria. È un nome al tempo stesso classico e fermamente identitario, molto diffuso tra i piccoli rumeni di oggi. In Francia, seduce per la sua sonorità meridionale e canora, più originale e soleggiata rispetto a Matteo, mantenendo al contempo la stessa radice rassicurante. Elegante, dolce, radicato in duemila anni di storia, Matei coniuga tradizione e freschezza.
Matei porta un nome in forma di dono —«dono di Dio»— e spesso possiede qualcosa di quella generosità solare. Sotto la forma rumena di Matteo, coniuga la profondità di un lascito millenario e una freschezza interamente meridionale: è un ragazzo caldo, gentile, che si distingue senza forzare la mano. Alimentato da un numero 3 tutto espressione, Matei ha il contatto facile, la parola gradevole, il senso della frase; gli piace raccontare, scambiare, far ridere, e la sua compagnia è di quelle che si cerca.
Ma l'omonimo apporta anche una bella densità. San Matteo, pubblicano che lasciò tutto per seguire una voce, incarna la capacità di conversione, il coraggio di cambiare vita, la fedeltà a un ideale. Si ritrova in Matei questa rettitudine profonda sotto le apparenze sociali: una lealtà solida, un attaccamento sincero ai valori e a quelli suoi. Le grandi figure rumene del nome —il saggio voivoda Matei Basarab, il brillante Matei Corvin— soffiano inoltre un vento di eleganza, intelligenza e gusto per la cultura; a Matei spesso piacciono i libri, le idee, il bello.
Affettivamente, è un cuore generoso che dà molto e gli piace stare accompagnato. Ha bisogno di legami, complicità, un cerchio caldo dove dispiegare il suo entusiasmo. La sua sociabilità può essere accompagnata da un tocco di suscettibilità —non gli piace essere ignorato— ma il suo buon umore torna a imporsi rapidamente. Curioso, adattabile, a suo agio tra diverse culture come il suo nome viaggiatore (Matteo, Mateo, Matthew…), Matei avanza nella vita con ottimismo e apertura. Un compagno luminoso e fedele, dotato per la felicità condivisa, e fedele alla sua promessa: quella di essere, per chi lo circonda, un vero regalo.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Matei porta in sé la grazia pesante e preziosa di un dono divino. Nell'amore, non corre dietro alle ombre; cerca l'essenza, quella connessione profonda che fa vibrare l'anima. La sua seduzione non è un sfilare rumoroso, ma una presenza magnetica, tranquilla e intensa, come una luce tenue che attira senza abbagliare. Offre il suo cuore con una franchezza commovente, considerando l'unione come un patto sacro. Ciò che lo elettrizza è la profondità dello scambio, quell'alchimia dove spirito e corpo non sono più che uno. Al contrario, nulla lo stanca più della superficialità o della doppiezza. Per lui, l'amore è un dono reciproco, che esige una lealtà assoluta. Vuole essere il rifugio, ma anche il soffio vitale. Se sente che l'altro gioca al gioco delle apparenze invece di vivere il momento presente con una cruda autenticità, si ritira, custodendo preziosamente il suo tesoro interiore per chi sappia comprenderne tutto il valore.
È la forma rumena e bulgara di Matteo, di origine ebraica.
«Dono di Dio», dall'ebraico Mattityahu.
Il 21 settembre, giorno di san Matteo, apostolo ed evangelista (il 16 novembre nella tradizione orientale).
Sì, Matei è semplicemente la versione rumena e bulgara di Matteo.
Molto diffuso in Romania e Bulgaria, rimane più raro e originale in Francia.