Kassim è la forma francizzata dell'arabo Qâsim (قاسم), «colui che distribuisce, il distributore», derivato dalla radice q-s-m. Il referente è al-Qâsim, figlio maggiore del profeta Maometto e di Khadija, deceduto nella prima infanzia: da lui deriva la celebre kunya «Abu al-Qâsim», il padre di Qâsim. La stessa radice diede origine alla parola qisma, che divenne il kismet turco e poi francese, il destino.
Oggi, Kassim (scritto anche Kacem, Qassim o Cassim) è un nome maschile ben radicato nel mondo arabofono e nella Francia plurale. Trasmette un'immagine di solidità calda e generosità, con quell'idea di fondo — il condividere — che lo rende immediatamente simpatico. Né ostentato né insipido, evoca un uomo affidabile, fermo, in cui si può riporre fiducia, e porta con orgoglio l'eredità di un nome che attraversa i secoli.
Kassim porta nella sua etimologia una promessa rara: quella del condividere. Fedele alla radice araba q-s-m e a quel Qâsim dal quale Maometto prese la sua kunya onorifica, è di quelli che distribuiscono invece di accumulare. La sua elevata diplomazia non è debolezza: è un acuto senso dell'equità, quel modo di tagliare la parte in due e lasciare che l'altro scelga. Al suo fianco, ci si sente trattati con giustizia. La sua lealtà è uno scoglio: quando Kassim è dalla tua parte, resta lì. Energico senza essere inquieto, avanza con una bella costanza, mescolando l'impeto di un temperamento caldo con una stabilità che rassicura. Si intuisce poco esigente di attenzione: preferisce essere utile piuttosto che ammirato, agire nell'ombra in modo efficace invece che sotto i riflettori. Questo nome risuona oggi in una Francia plurale, portato da figure di resistenza come il pugile Kassim Ouma o calciatori che si sono fatti spazio a forza di sudore. C'è in Kassim quella mistura di dolcezza e robustezza, di umore discreto e serietà nello sforzo. Non è il più fantasioso del gruppo: tiene i piedi per terra, ma la sua generosità colora tutto ciò che tocca con un calore contagioso. Gli si conferiscono volentieri le chiavi, la cassa comune, i segreti: non tradirà né sperpererà. Kassim è l'amico in cui si può contare, il pilastro tranquillo, colui che riunisce a tavola e serve gli altri prima di sé stesso. Un nome che, nell'era dell'individualismo, suona come un bellissimo contrappunto: ricorda che ci facciamo più grandi dando.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Kassim non corteggia, distribuisce. In amore, è il grande fornitore di emozioni, colui che divide il cuore in due per lasciare l'essenziale. La sua seduzione è un'offerta: condivide il suo tempo, la sua attenzione, la sua anima con una generosità che può ebbriare come l'incenso. Attrae le menti in cerca di profondità, quelle che comprendono che l'amore è un atto di condivisione radicale. Tuttavia, questa natura di donatore ha il suo rovescio. Kassim si stanca rapidamente dell'egoismo, dell'accumulo sterile e dei giochi di potere malsani. Fugge da coloro che sanno solo prendere senza mai restituire. Per lui, l'intimità non è una conquista, ma una comunione. Cerca un'anima gemella capace di ricevere il suo fuoco restituendogli la fiamma. Se cerchi un salvatore, attenzione; se cerchi un compagno che equilibri la tua vita con una perfetta equità, allora hai trovato il tuo destino. Non ti dà tutto, ti dà l'essenziale.
Kassim è di origine araba, forma francizzata di Qâsim (قاسم), dalla radice q-s-m che significa «condividere, distribuire».
«Colui che condivide», «il distributore» — una bella immagine di generosità ed equità.
Al-Qâsim, figlio maggiore del profeta Maometto e di Khadija, deceduto bambino; il Profeta prese da lui la sua kunya «Abu al-Qâsim».
Il nome non ha una festività stabilita nel calendario cristiano francese; il suo referente appartiene alla tradizione musulmana.
Si trova Kacem, Qassim, Qasim o Cassim a seconda delle regioni e delle traslitterazioni.