Inna nasconde una storia sorprendente: il primo Inna fu un uomo, martire cristiano della Scizia compagno dell'apostolo Andrea, annegato sotto il ghiaccio del Danubio insieme ai suoi fratelli Pinna e Rimma. Nel corso dei secoli, il nome passò al femminile nei paesi slavi, dove si affermò saldamente.
In Russia, Ucraina e Romania, Inna evoca un'eleganza sobria, un po' misteriosa, portata da figure artistiche contemporanee. Corto, sonoro, facile da pronunciare in quasi tutte le lingue, viaggia bene e conquista al di fuori dei suoi confini d'origine.
Oggi, Inna è percepita come un nome classico nell'Europa orientale e fresco nel resto del mondo: raro senza essere eccentrico, chic senza essere affettato. Le viene attribuito volentieri un temperamento vivace, da qui l'interpretazione popolare del «turbinio».
Inna è il nome che ha cambiato fazione: nato nel freddo di un martirio maschile sulle rive del Danubio, finì per incarnare una femminilità slava elegante e un po' sfuggente. Da questa doppia vita, conserva una personalità che ama disorientare le aspettative. Si immagina un'Inna tranquilla in superficie, quasi riservata, ma attraversata da quel famoso «turbinio» che la tradizione le attribuisce: un'energia interiore che traballa non appena un tema la appassiona.
La radice del martirio le dà una colonna vertebrale: fedeltà ai suoi, senso della parola mantenuta, rifiuto dei compromessi che suonano falsi. Non è una bussola al vento, anche se il mito della corrente lo suggerisce; è piuttosto un'acqua viva che segue il suo corso con ostinazione. Le Inna contemporanee, spesso artiste o creative a immagine delle cantanti che portano questo nome, aggiungono una dimensione scenica: gusto per l'estetica, senso del ritmo, piacere di essere guardate senza mai rubare l'attenzione.
Sul piano relazionale, il numero 2 della sua numerologia si adatta bene: Inna cerca l'accordo, attenua le tensioni, fa da mediatrice. Ma attenzione a chi confonde la sua dolcezza con debolezza: il fondo scita riemerge e la corrente si porta via tutto. Avanza a ondate: fasi di raccoglimento quasi monastico, seguite da folate di entusiasmo comunicativo. Curiosa delle culture, spesso poliglotta nel cuore, viaggia bene, come il suo nome che attraversa i confini senza mai farsi male. In una parola: un'acqua tranquilla con rapide nascoste, più profonda di quanto sembri, e infinitamente leale con chi sa leggerla.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Inna non corteggia, invade. Erede della corrente impetuosa che la leggenda slava le attribuisce, il suo approccio amoroso è una valanga sensuale, grezza e necessaria. Non chiede il permesso di superare i limiti; li polverizza con la forza di un fiume in piena. Sedurre Inna significa accettare di essere trascinati da una passione che ignora i giri di parole. Si sente attratta dalle anime che resistono alla sua corrente, quelle che offrono una sponda solida di fronte alla sua turbolenza interiore. Al contrario, ciò che la annoia istantaneamente è la stagnazione, la noia piatta e le acque morte della routine. Per lei, l'amore è una catarsi fisica ed emotiva, uno scambio di forze in cui ogni bacio deve lasciare il segno. Ama con un'intensità scita, antica e feroce, esigendo una reciprocità totale. Senza giochi sottili, solo la verità nuda del desiderio. Se non puoi navigare nella sua tempesta, resta al porto. Inna non si adatta alle maree, le crea.
Risale a un martire cristiano della Piccola Scizia, discepolo dell'apostolo Andrea. Originariamente maschile, divenne un nome femminile molto comune nel mondo slavo.
Non ha un senso etimologico chiaro; la tradizione slava le attribuisce l'immagine di un «torrente impetuoso», interpretazione popolare più che traduzione.
Il 20 gennaio, giorno dei santi Inna, Pinna e Rimma.
Storicamente maschile, oggi è quasi esclusivamente femminile.
Molto comune in Russia, Ucraina e Romania, più raro in Francia dove conserva un fascino esotico.