Fares è un nome arabo luminoso che risuona come un galoppo: designa il cavaliere, il cavaliero, colui che monta e guida. Derivato da faras, il cavallo, porta con sé tutto l'immaginario della nobiltà guerriera, del valore e dell'onore che attraversano la poesia e la storia arabe.
Molto diffuso nel Maghreb come nel Mashrek, Fares affascina per la sua sonorità chiara e universale, facile da portare da entrambe le parti del Mediterraneo. In Francia, si è installato fermamente tra i nomi maschili degli ultimi decenni, apprezzato per la sua eleganza sobria e il suo forte radicamento culturale.
Un dettaglio saporito: Fares è omografo del biblico Pharès, figlio di Giuda e Tamar citato nella genealogia di Cristo —due storie distinte unite da una stessa grafia. Oggi, Fares evoca un ragazzo retto, orgoglioso e coraggioso, un nome che respira l'impeto senza mai cadere nella fanfaronata.
Fares avanza al galoppo. Tutto, in questo nome, respira il cavaliere: l'impeto controllato, il senso dell'onore, l'impeto del cavaliere che carica senza mai dimenticare il suo codice di condotta. Etimologicamente legato al cavallo, Fares porta un'energia nobile, quella del leader che preferisce aprire la strada invece di seguire il gruppo.
Si intuisce in lui un temperamento orgoglioso e leale, quasi cortese allo stile antico: Fares difende i suoi come un cavaliere difenderebbe il suo stendardo, e detesta il tradimento tanto quanto la viltà. Il suo coraggio non è fanfaronata: è un coraggio tranquillo, un rifiuto di abbassare lo sguardo. Ambizioso, punta in alto e si dà i mezzi per le sue conquiste, con grande resistenza quando serve mantenere il ritmo.
La sua sonorità chiara, che risuona come un ferro di cavallo sulla pietra, si adatta a un carattere diretto, caldo, un po' focoso sui bordi. A Fares piace la bella presenza, i gesti ampi, l'amicizia franca attorno a un tavolo. Dietro il suo portamento orgoglioso si nasconde spesso una vera generosità e un umore gentile che disarma la sua parte di orgoglio.
Radicato nella cultura araba ma perfettamente universale, Fares incarna quell'equilibrio seducente tra forza ed eleganza, tra l'impeto del guerriero e la contenutezza del cavaliere. È il nome di un ragazzo che ispira fiducia: si sa capace di lanciarsi, ma anche di mantenere la parola data. Un cavaliere dei tempi moderni, senza elmo, con più cuore.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Fares non corteggia, monta. Il suo approccio è quello di un destriero che sente la tempesta prima della prima goccia: istintivo, potente, irresistibile. Sedurre per lui non è un gioco di pazienza, è una carica controllata. Attrae per un'energia grezza, quella cavalleria arcaica che promette protezione e passione divorante. Ma attenzione, il suo cuore è ippodromo esigente. Ciò che lo entusiasma è la bellezza del movimento, l'audacia di colui che non si piega. Invece, la mediocrità, la routine opaca o la debolezza di carattere lo stancano istantaneamente, lasciandolo freddo come una lama di spada dopo una battaglia inutile. Cerca una compagna che sia al tempo stesso scudiera e regina, capace di tenere le redini senza spezzarsi. Nell'intimità, è possessivo ma generoso, offrendo un amore totale, orgoglioso e senza concessioni. Non vuole un'ombra, vuole una partner che galoppi al suo fianco, al galoppo, verso l'orizzonte.
In arabo, Fares (fâris) significa 'cavaliere' o 'cavallerizzo', con una forte connotazione di valore e nobiltà.
È di origine araba, derivato da faras, il cavallo; esiste anche un omografo biblico, Pharès, di origine ebraica.
Non ha festa nel calendario dei santi francesi; è un nome di tradizione arabo-musulmana senza santo associato.
No: si scrivono quasi uguali ma Fares è arabo (il cavaliere) mentre Pharès è un personaggio biblico ebreo, antenato del re Davide.
Sì, figura regolarmente tra i nomi maschili dati dagli anni 1990-2000.