Edda è un nome breve e sonoro, dal fascino nordico. Nasce come adattamento italiano dello scandinavo Hedda, forma abbreviata di Edvige, che affonda le sue radici nel germanico Hadawig, composto da hadu, 'battaglia', e wig, 'combattimento': un nome guerriero, dunque, 'colei che combatte'. A questo eco bellico se ne aggiunge un altro, letterario: nella cultura scandinava 'Edda' è anche il titolo delle grandi raccolte di miti e poesia norrena, il che conferisce al nome un'aura antica e leggendaria.
In Italia il nome conobbe una certa diffusione nelle prime decadi del XX secolo, favorito anche dalla notorietà di alcune figure pubbliche. Non esistendo una santa di nome Edda, l'onomastico si celebra insieme a quello di Edvige, il 16 ottobre.
Oggi Edda è raro e retrò, riscoperto per la sua musicalità asciutta e moderna e per quel carattere forte e un po' misterioso che lo distingue. Un nome piccolo ma pieno di temperamento, che non passa inosservato.
Edda è un nome corto e tagliente come una lama di rasoio, e la personalità che evoca ha la stessa intensità concentrata. Dietro le sue due sillabe si nasconde una radice guerriera — 'battaglia' e 'combattimento' — che narra un carattere forte, deciso, nulla incline alla resa. Edda non è di quelle che si fanno calpestare: ha una colonna vertebrale robusta e una volontà che sa diventare di ferro quando necessario.
A questa fibra combattiva si aggiunge il fascino leggendario del nome, che coincide con le antiche raccolte di miti norreni: c'è in Edda qualcosa di antico e misterioso, un'aura di eroina delle saghe che la rende affascinante e difficile da decifrare a prima vista. È indipendente per natura, ama la sua libertà e sopporta male le restrizioni; il numero cinque le regala, di fatto, uno spirito curioso e intollerante alla routine, sempre disposto a cambiare, esplorare, reinventarsi.
Ma Edda non è solo artigli. Sotto la corteccia c'è una sensibilità viva e un temperamento passionale, capace di una lealtà totale verso le poche persone che ammette nel suo circolo. Con loro è generosa, protettiva, sorprendentemente dolce. Ha un umore asciutto e diretto, non fa complimenti inutili e dice ciò che pensa, il che la rende una compagnia rinfrescante e sincera.
Retro e moderna allo stesso tempo, Edda porta un nome delle prime decadi del XX secolo con un'attitudine contemporanea. È una donna che non cerca l'approvazione: sceglie la propria strada, la percorre a testa alta e lascia il segno. Piccola di nome, grande di temperamento, Edda è un carattere che non si dimentica con facilità.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Edda non cerca la dolcezza passiva; cerca l'impatto, la scintilla che squarcia l'aria. Il suo nome, che vibra di "battaglia" e "combattimento", si riflette nei suoi baci: non sono carezze timide, ma dichiarazioni di possesso, feroci e avvolgenti. Nell'attrarre, Edda usa un magnetismo crudo, quasi primitivo, attirando chi abbia il coraggio di guardare il suo fuoco interiore senza indietreggiare. Le piacciono l'audacia, la sfida intellettuale e fisica che precede l'abbraccio. Tuttavia, la sua passione ha un limite preciso: la noia è il suo nemico giurato. Una partner monotona, priva di scintilla o di volontà, la stanca immediatamente, raffreddando il suo calore in un ghiaccio silenzioso ma definitivo. Edda ama come si combatte: con dedizione totale, dando tutto, perché per lei l'amore è l'unica guerra che vale la pena vincere, purché l'avversario sia all'altezza del suo spirito indomabile.
È l'adattamento italiano dello scandinavo Hedda, ipocoristico del nome germanico Edvige.
Risalendo a Edvige (Hadawig, 'battaglia' + 'combattimento'), significa 'colei che combatte in battaglia'.
Non esistendo una santa Edda, si celebra il 16 ottobre insieme a Santa Edvige di Slesia, dal cui nome deriva.
Il nome coincide con il titolo delle 'Edda' islandesi, le raccolte di miti norreni, ma come nome proprio deriva da Edvige.
È un nome retrò, diffuso soprattutto nelle prime decadi del XX secolo, oggi raro e quindi originale.