Bonaventura è un nome augurale nato nel Medioevo, dal latino *bona ventura*, 'le buone cose che verranno': un vero e proprio auspicio di fortuna e di lieto futuro fatto nome. Ha un suono pieno, arcaico e solenne, che porta con sé calore e positività.
La figura che lo ha reso celebre è San Bonaventura da Bagnoregio, uno dei più grandi teologi del Medioevo, ministro generale dei Francescani e Dottore della Chiesa, soprannominato 'Doctor Seraphicus' per la profondità mistica del suo pensiero. Secondo la tradizione, fu lo stesso San Francesco ad esclamare 'Oh, buona ventura!' vedendolo da bambino guarito, dando così origine al nome. In Italia, il nome vive anche nella cultura popolare grazie al Signor Bonaventura, personaggio storico delle strisce del *Corriere dei Piccoli*, sempre molto fortunato.
Oggi Bonaventura è raro e prezioso, di fascino antico e generoso. È un nome importante, adatto a chi non teme i nomi lunghi e ricchi di storia, e regala sempre un sorriso per il suo significato di buon auspicio.
Bonaventura non è un nome, è una promessa solenne sussurrata dal Medioevo. Nata dal latino *bona ventura*, "ciò che verrà di bene", la sua anima vibra sull'onda lunga dell'augurio. Non è una semplice ottimista; è un'architetto del destino, convinta che l'universo debba corrispondere alla sua fiducia. Come Santa Teresa d'Avila, porta dentro una fiamma interiore che non teme il buio, perché crede fermamente che la luce arrivi sempre, puntuale. Il suo tratto dominante è la resilienza luminosa: trasforma le tempeste in brezze favorevoli. Non cerca la fortuna come fortuna, la costruisce con la pazienza di chi sa aspettare la marea alta. È l'incarnazione dell'attesa attiva, quella che non si arrende ma prepara il terreno. Come diceva un antico proverbio, "chi bene aspetta, bene vede", e Bonaventura è la prova vivente che l'attesa è un atto creativo. La sua essenza è un bagliore di sole invernale: caldo, raro, capace di sciogliere anche i ghiacci più antichi della malinconia. Non è ingenuità, è una strategia spirituale sofisticata.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
In amore, Bonaventura non corre, danza. La sua seduzione è un'arte lenta, fatta di sguardi che promettono futuro e silenzi carichi di intenzione. Ama con la stessa sicurezza con cui si accoglie un vento favorevole: senza fretta, ma con profondità. Le affascina l'intensità silenziosa, l'amante che sa ascoltare tra le righe. Non tollera la superficialità, il gioco facile e le parole vuote; cerca un'anima che abbia già sofferto e ne sia uscita più forte, non più scostante. Per lei, il sesso è sacramento, un'unione di destini più che di corpi. Le piace sentire che l'altro sia pronto a costruire, non solo a consumare. Cosa la allontana? L'incertezza paralizzante, la coppia che non crede nella crescita comune. Vuole un compagno che sia co-autore del *lieto futuro*. Ama quando l'altro le dimostra, con i fatti e non solo con i fiori, che il futuro insieme vale la pena di essere attraversato. È passionale ma mai disperata; chiede fedeltà al principio di speranza.
Significa 'buona fortuna, lieto futuro', dal latino *bona ventura*.
È un nome augurale medievale di origine latina, reso celebre da San Bonaventura da Bagnoregio.
Il 15 luglio, in onore di San Bonaventura da Bagnoregio, Dottore della Chiesa.
Un grande teologo francescano del XIII secolo, cardinale e Dottore della Chiesa, chiamato 'Doctor Seraphicus'.
È molto raro oggi, ma conserva un fascino antico e un significato di buon auspicio che lo rende unico.