Baltasar è il più giovane e luminoso dei tre Re Magi, colui che arriva da terre lontane carico di mirra e mistero. Il suo nome deriva dal babilonese Bel-shar-usur, «che il dio Bel protegga il re», e nella sua forma Belsasar è protagonista del celebre banchetto del Libro di Daniele.
Nel mondo ispanico, Baltasar è una figura cara del Natale: dalla Bassa Medioevo viene rappresentato come re dalla pelle scura, simbolo dell'universalità del messaggio cristiano e dell'apertura a tutti i popoli. Ogni 6 gennaio riempie di entusiasmo le sfilate insieme a Gaspare e Melchiorre. Fuori dall'Epifania, il nome risalta in personaggi come lo scrittore Baltasar Gracián, vertice del Secolo d'Oro.
Oggi è un nome poco comune ma elegante ed esotico; il diminutivo «Balta» gli conferisce un'aria vicina, soprattutto nel Cono Sud. Evoca viaggio, apertura e un punto di mistero.
Baltasar è il più giovane e luminoso dei tre Re Magi, colui che arriva da terre lontane carico di mirra e mistero, e quell'aria di viaggiatore curioso definisce bene chi porta il suo nome. Baltasar raramente sta fermo: lo affascina ciò che è diverso, l'esotico, ciò che si trova dall'altra parte dell'orizzonte. Dove altri vedono una frontiera, lui vede un invito.
È uno spirito aperto e sensibile, capace di emozionarsi per una musica sconosciuta o una lingua che non comprende. La sua fantasia trabocca — immagina, propone, sogna in grande — e contagia con questa energia chi gli sta intorno. Nelle riunioni è colui che porta l'aneddoto del paese remoto e l'idea a cui a nessuno era venuto in mente. La routine lo soffoca; ha bisogno di movimento, colori, stimoli nuovi.
Sotto questa vitalità c'è una nobiltà generosa. Baltasar è leale e protettivo con i suoi, anche se il suo cuore viaggiatore a volte lo porta lontano. La mirra che offre — profumo legato al sacrificio — rivela il suo lato profondo: sa che la vita ha delle ombre e non le evita; le affronta con una serenità sorprendente per qualcuno di così vivace.
La sua sfida è l'ancoraggio: tanto entusiasmo può disperdersi, e a Baltasar costa finire ciò che inizia quando già si affaccia la prossima avventura. Ma quando qualcosa — o qualcuno — gli importa davvero, dispiega una costanza inaspettata. Incarna l'apertura verso l'altro, la certezza che ciò che è diverso arricchisce. Come il Re che attraversò deserti guidato da una stella, Baltasar vive convinto che il meglio sia sempre un po' più in là, e che valga la pena mettersi in cammino per scoprirlo.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Baltasar non cerca l'amore facile; esige un patto sacro, una devozione che attraversi la pelle prima dell'anima. La sua sensualità è antica, pesante, carica della polvere di Babilonia e del peso della corona. Non seduce con parole vuote, ma con la presenza silenziosa di chi sa che il destino, rappresentato da Bel, ha già tracciato la strada. È passionale, ma con una freddezza regale che intimorisce le anime fragili.
Ha bisogno di qualcuno che non tema la sua ombra, che veda nella sua occhiata la protezione divina e non la distanza. Si innamora dell'intensità, di quella complicità che si capisce solo nei sussurri della notte. Ma fugge dalla banalità, dalla leggerezza di chi non comprende il sacrificio. Per lui, amare è proteggere, è governare con tenerezza assoluta. Se riesci a guadagnare la sua fiducia, ti consegna un fuoco eterno; se fallisci, ti restituisce al nulla con la stessa indifferenza con cui il re giudicava i suoi sudditi. Il suo bacio sa di storia, di potere e di una lealtà incrollabile.
Dal babilonese Bel-shar-usur, «che il dio Bel protegga il re»; è il nome tradizionale di un Re Magi.
«Che Bel protegga il re»; nella sua forma Belsasar figura nel Libro di Daniele come re di Babilonia.
Il 6 gennaio, festa dell'Epifania o Giorno dei Re.
La mirra, secondo la tradizione più diffusa.
È maschile e poco comune, molto legato al Natale; il diminutivo «Balta» è popolare in Argentina e Cile.
Profilo ludico, a scopo di intrattenimento.