Sebastiano è un classico senza tempo: dietro di lui c'è il greco *sebastós*, 'venerabile, augusta', e soprattutto san Sebastiano, il soldato-martire trafitto dalle frecce che è diventato uno dei temi più dipinti nella storia dell'arte, da Mantegna a Guido Reni.
In Italia, è un nome di lunga tradizione, particolarmente radicato nel Sud e nelle isole — pensiamo a tutte le feste patronali di 'San Sebastiano' in Sicilia e in Sardegna —, ma amato in tutta la penisola per la sua eleganza solida. Nel corso del tempo, ha avuto fasi alterne di moda, e oggi vive una bella rinascita, aiutata anche dal diminutivo 'Seba' che lo rende immediato e attuale.
È percepito come un nome maschile, robusto e affidabile, con un che di aristocratico e sportivo allo stesso tempo: non a caso san Sebastiano è patrono degli atleti e degli arcieri. Chi lo porta è associato alla forza tranquilla, alla resilienza e al senso di protezione.
Sebastiano porta con sé il peso sacro di un nome che significa “venerabile”, un'aura di *sebastós* che non chiede permesso, ma esige rispetto. Come l'imperatore Augusto tradotto in greco, Sebastiano incarna una dignità silenziosa, quasi architettonica. Non è l'artista che urla per essere visto, ma colui che scolpisce il vuoto, trovando nella attesa la sua vera potenza. Il suo tratto dominante è una riserva aristocratica, una lentezza deliberata che disarma chi si aspetta fretta. Vive come un tempio greco: colonne di stoicismo, interno illuminato da una luce fredda e chiara. Non cerca la folla, ma l'essenziale. Come diceva Cicerone, “La vera eloquenza è la perfezione del linguaggio”, e Sebastiano parla il linguaggio degli sguardi e delle pause. Il suo direttore ideale non è il successo rumoroso, ma la *gravitas*, quella gravità morale che rende inamovibile. È un'anima antica in un corpo moderno, capace di trasformare la solitudine in un privilegio, non in una condanna. Il suo nome è un'invocazione, e lui vive come se ogni gesto fosse un atto di culto interiore, severo, bello, inappellabile.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
In amore, Sebastiano non cerca la scintilla effimera, ma la brace che non si spegne mai. La sua seduzione è lenta, tattile, fatta di sguardi che scavano prima delle parole. Non ama con frasi fatte, ma con la presenza fisica, calda e ferma, come un'ancora gettata in un mare agitato. Ciò che lo attira è l'intensità dell'altra persona, la sua capacità di essere vulnerabile senza essere debole; detesta la superficialità, la leggerezza inutile, la conversazione vuota. Ama con una devozione quasi religiosa, quasi venerabile, ma con un fuoco sensuale che non ammette distrazioni. Non è possessivo, ma esigente: vuole essere visto nella sua totalità, con le ombre e le luci. Quando si stanca, non litiga, si ritira nel suo silenzio sacro, diventando inaccessibile come una statua. Per lui, l'amore è un rito di iniziazione, non un gioco. Cerca un'anima gemella, non un pubblico. Ama per costruire, non per consumare. La sua passione è un atto di rispetto, profondo, tangibile, eterno.
Dal latino *Sebastianus*, 'di Sebaste', dal greco *sebastós* che significa 'venerabile, augusta'.
Il 20 gennaio, festa di san Sebastiano martire.
Di atleti, arcieri, guardie urbane ed è tradizionalmente invocato contro la peste.
In Italia principalmente 'Seba' e 'Bastiano', più raramente 'Sebi'.
È antichissimo ma sempre attuale: oggi vive una nuova onda di popolarità grazie anche al affettuoso Seba.