Romano è un nome che è tutto un programma: significa semplicemente «di Roma», e porta con sé l'orgello millenario della città eterna. Diffuso già nell'antichità come etnico, divenne nome proprio cristiano grazie a numerosi santi, essendo il primo San Romano, il soldato che la Chiesa ricorda il 9 agosto come martire convertito accanto a San Lorenzo.
Nella cultura italiana, Romano ha un sapore solido, virile e un po' del Novecento: è il nome di nonni e padri di famiglia, ma anche di figure di primo piano come lo statista Romano Prodi. Evoca affidabilità, radicamento, senso del dovere. Risuona anche l'eco di Bisanzio, con imperatori e con Romano il Melodo, il supremo innografo. Oggi è meno scelto per i neonati, il che gli conferisce un fascino retrò e autorevole: un nome che sa di storia, di solidità e di appartenenza.
Romano è un nome che sembra scolpito nel travertino: solido, rassicurante, con i piedi ben saldi sulla terra. Chi lo porta eredita spesso l'aria di affidabilità, quella di una persona in cui si può contare, che dà valore alla parola data e al senso del dovere. C'è in Romano qualcosa di paterno e istituzionale, il temperamento di chi costruisce con pazienza e non ama le rotture: si pensi alla figura serena e tenace di Romano Prodi, capace di tessere alleanze e di resistere. La radice «cittadino di Roma» gli conferisce un fondo di orgoglio tranquillo e di appartenenza, il gusto delle tradizioni, della famiglia allargata, delle radici da coltivare. Non è un tipo ostentativo: preferisce l'autorità discreta al clamore, e conquista la fiducia con il tempo, con i fatti più che con le promesse. Sa essere generoso e protettivo con i suoi, un vero punto di riferimento, e mostra una lealtà quasi antica, da uomo di parola. Sotto la scorcia posata, però, può nascondersi anche una vena artistica e sensibile, come rivela il Romano jazzista al pianoforte: dietro la compostezza c'è calore, ironia, capacità di godersi la vita in compagnia. Romano non ama i cambiamenti bruschi e può rivelarsi testardo quando è convinto di avere ragione, ma è proprio questa stabilità a renderlo la colla dei gruppi, l'amico che non ti abbandona, il collega che porta a termine ciò che inizia. Concreto, leale, radicato, con un rispetto profondo per la storia e per le persone: Romano è, in ultima analisi, un piccolo pezzo di eternità romana che cammina.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Romano non cerca l'amore, lo esige. La sua natura, radicata nell'eterno, si manifesta come una passione imperiosa, quasi geologica. Non sa amare a metà; o è lava o è ghiaccio. Nel corteggiamento, usa un magnetismo viscerale, diretto, che non lascia spazio all'ambiguità. È l'uomo che ti guarda negli occhi e ti fa sentire l'unico amore già scritto. Tuttavia, la sua devozione ha un prezzo: l'omogeneità. La diversità caotica, le distrazioni effimere, lo annoiano profondamente. Cerca un'anima che abbia la stessa resistenza di una colonna romana, capace di sopportare il peso dei secoli senza creparsi. Se non trova in lui la stabilità assoluta, fuggirà come l'ombra al tramonto. Ama con una lealtà ferrea, ma esige reciprocità totale. Non tollera giochi di potere, preferisce la chiarezza crudele. Per lui, il sesso è un rito di appartenenza, non un divertimento. Se ti conquista, ti possiede; se ti perde, non guarda indietro. È un amore antico, pesante, inesprimibile, fatto di fuoco e di pietre.
«Abitante di Roma, romano», dal latino Romanus.
Il 9 agosto, in onore di San Romano martire, il soldato convertito accanto a San Lorenzo.
Latina: nasce come etnico di Roma e diventa poi nome proprio, diffuso da numerosi santi.
Molto antico, oggi percepito come classico e un po' retrò, tipico del Novecento italiano.
Sì, Romana, anch'essa di tradizione romana e cristiana.