Pochi nomi suonano così epici e ispanici come Rodrigo. Di origine germanica — hrod ('gloria') e ric ('potere') —, fu il nome dell'ultimo re visigoto della Hispania, don Rodrigo, e soprattutto di Rodrigo Díaz de Vivar, il Cid Campeador, eroe nazionale castigliano. Nella sua forma medievale 'Ruy', le cronache lo scrissero mille volte: Ruy Díaz.
Questo carico eroico e cavalleresco lo accompagna ancora oggi. Rodrigo evoca gloria, ardire e romanticismo medievale, ma senza sembrare arcaico: è un nome pienamente vivo in Spagna e in America Latina, portato da cineasti, musicisti e sportivi contemporanei. San Rodrigo di Cordova, martire mozarabo, gli dà anche il suo posto nel santorale il 13 marzo.
Oggi è percepito come un nome elegante, dal carattere deciso e una punta di avventura: forte ma armonioso, tradizionale ma attraente per le nuove generazioni.
Rodrigo porta un nome che significa 'ricco di gloria', e qualcosa di questo è inciso nel suo carattere: è il campeador, colui che persegue mete alte con un'ambizione che segna il profilo dall'alto in basso. Non è un caso che il suo nome sia quello del Cid; c'è in Rodrigo una vena eroica e romantica, un gusto per le cause grandi e per il gesto valoroso.
La sua energia è alta e anche la sua indipendenza: Rodrigo si lancia, prende l'iniziativa e non aspetta che gli aprano la strada. È leale verso i suoi con una fedeltà quasi da codice cavalleresco, sebbene la sua diplomazia sia solo media, perché tende alla franchezza diretta piuttosto che alla manovra sottile. Quando crede in qualcosa, lo dice e lo difende. Questa mistura di ardire e lealtà lo trasforma in un compagno d'armi magnifico e in un rivale nobile.
Ha un umore animato e una certa scintilla di fantasia che alimenta il suo lato avventuriero, quella necessità di orizzonte che rivela il suo numero 5. Gli piace essere riconosciuto — la sua necessità di attenzione è notevole —, ma la conquista a forza di fatti più che di pose. Il suo tallone d'Achille è l'impazienza: la stessa sete di gloria che lo spinge può renderlo un po' temerario o portato a saltare da una conquista all'altra senza consolidare la precedente, e la sua stabilità media riflette questo andare sempre avanti. Quando Rodrigo impara a temperare l'impeto con la pazienza e a scegliere bene le sue battaglie, il campeador matura in un vero leader: coraggioso, fedele e capace di convertire il suo glorioso slancio in conquiste che durano.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Rodrigo non cerca l'amore, lo conquista. Con questa eredità di re goti e glorie ancestrali, si avvicina al letto come un leone che annusa il suo territorio. La sua seduzione è lenta, calcolata, un gioco di sguardi pesanti che ti fanno sentire che sei l'unica pedina sulla sua scacchiera. Non dice "ti amo" immediatamente; lo dimostra con una possessività silenziosa e un'intensità fisica che brucia la pelle. Ama con la forza di chi si crede destinato al potere: appassionato, intenso, quasi travolgente. Ma attenzione, il suo orgoglio è la sua più grande debolezza. Ciò che più lo prosciuga non è lo sforzo, ma la mediocrità emotiva. Se cerchi frivolezza, fuggi. Rodrigo ha bisogno di un'anima alla sua altezza, qualcuno che possa sostenere il suo fuoco senza bruciarsi, qualcuno che capisca che per lui, amare è anche dominare ed essere dominati dalla passione più cruda e leale.
'Ricco di gloria' o 'potente per la sua fama', dalle radici germaniche hrod ('gloria') e ric ('potere').
È un nome germanico dell'epoca visigota, molto radicato nella penisola iberica.
Sì: il Cid Campeador era Rodrigo Díaz de Vivar, sebbene le cronache medievali lo chiamassero 'Ruy Díaz'.
Il 13 marzo, festa di San Rodrigo di Cordova, martire mozarabo del IX secolo.
È la forma medievale abbreviata di Rodrigo, ancora usata come nome e cognome nel mondo lusofono e ispanico.