Rafael è il nome della guarigione per eccellenza. Proviene dall'ebraico Rafa'el, 'Dio ha guarito', e designa uno dei tre arcangeli nominati nella Bibbia. Nel Libro di Tobia, San Rafael accompagna disimpegnato il giovane Tobia nel suo viaggio e restituisce la vista al suo padre cieco, per cui è venerato come patrono dei medici, dei malati e dei viaggiatori. È un nome con una vocazione di balsamo.
In Spagna, Rafael è legato in modo indelebile a Cordova, città della quale è custode e protettore; i suoi 'trionfi' — colonne coronate dalla figura dell'arcangelo — punteggiano le strade cordovesi. La devozione è così forte che 'Rafael' e il suo femminile 'Rafaela' sono stati nomi molto cari in tutta l'Andalusia. Si celebra il 29 settembre insieme a Michele e Gabriele.
Rafael conserva un'aria nobile, dolce e al tempo stesso maschile, con un punto artistico che gli presta il genio rinascimentale di Raffaello Sanzio. Il suo ipocoristico 'Rafa' è di una simpatia travolgente — impossibile non pensare a Rafa Nadal — e ha ringiovanito il nome per le nuove generazioni. Eleganza classica e vicinanza in una sola parola.
Rafael irradia una calda guarigione che fa onore alla sua etimologia. È di quelle persone la cui mera presenza rassicura: sensibile (8), attento, con un radar affinato per le emozioni altrui. L'arcangelo della guarigione e il 7 numerologico si combinano in un carattere riflessivo ed empatico, che ascolta davvero e che spesso esercita, senza volerlo, da balsamo per i suoi. C'è in Rafael qualcosa di chi cura ferite, siano esse del corpo o dell'anima.
Ma non tutto è dolcezza contemplativa: sotto questo strato amabile pulsa una tenacia d'acciaio. Basta pensare a Rafa Nadal, puro cuore e sforzo fino all'ultima palla, per intuire l'ambizione (7) silenziosa e l'energia (7) resistente che il nome nasconde. Rafael non si arrende; la sua lealtà (8) verso le persone e le cause che ama è totale, e questa costanza gli conferisce una stabilità (7) serena poco comune. Competisce e aspira, sì, ma dalla nobiltà, mai dalla gomitata.
Nel creativo brilla specialmente: la fantasia (7) e la sensibilità artistica che evocano Raffaello Sanzio o il poeta Alberti fanno parte del pacchetto. Il suo umore (6) è amabile, di sorriso caldo più che di risata. Diplomatico (7) e conciliatore, preferisce costruire ponti anziché alzare muri, sebbene conservi la sua indipendenza (6) e un giardino interiore dove si ritira a pensare. Non ha bisogno di grandi riflettori (besoin_attention 5): gli basta lo sguardo grato di chi esce migliore da un incontro con lui. Rafael, in sintesi, è l'amico che cura.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Rafael non cerca il fuoco effimero, ma la guarigione profonda. Il suo fascino è una promessa silenziosa, una mano che cura ferite invisibili prima che l'altro le confessi. In letto, la sua sensualità è un balsamo; non domina, ricostruisce. Si attrarre dall'anima nuda, quella verità senza filtri che altri temono guardare. Non gli interessano le maschere sociali né i giochi di potere vuoti; il suo desiderio si accende di fronte alla vulnerabilità onesta, quell'istante in cui l'orgoglio cade e resta la pelle viva. Tuttavia, fugge dalla freddezza emotiva e dalla superficialità sterile. Se la partner diventa rigida, se il cuore si chiude in una fortezza di ghiaccio, Rafael svanisce come fumo. Ama per restaurare, per far sì che l'altro si senta completo, intero. La sua passione è medicina, ma ha bisogno di un paziente disposto a sanguinare la verità affinché la ferita possa, finalmente, chiudersi.
Significa 'Dio ha guarito' o 'medicina di Dio', dall'ebraico Rafa'el.
Uno dei tre arcangeli della Bibbia; nel Libro di Tobia guida Tobia e cura la cecità di suo padre. È patrono dei medici e dei viaggiatori.
Il 29 settembre, festa congiunta degli arcangeli Michele, Gabriele e Rafael.
Perché San Rafael è il custode e protettore della città di Cordova, dove abbondano i suoi 'trionfi' o colonne commemorative.
Il più popolare è 'Rafa', che ha guadagnato fama mondiale grazie al tennista Rafa Nadal.