Monique appartiene a questa generazione di nomi che fiorirono in Francia tra le due guerre e fino agli anni Cinquanta, portati da centinaia di migliaia di bambine. Dietro di esso c'è una figura forte: santa Monica, madre di sant'Agostino, diventata patrona delle madri e delle spose, simbolo di una tenacia tranquilla e di un amore che non si arrende mai.
Per molto tempo ultra-comune, il nome ha acquisito nel tempo una patina al tempo stesso tenera e un po' fuori moda, quella delle nonne amate e delle zie dalla distribuzione affilata. Evoca la solidità domestica, la memoria familiare, la generosità senza sfarzo.
Oggi, Monique conosce un curioso secondo soffio affettivo: deviato con umore nella cultura popolare, incarna una Francia calorosa e bonaria. Poche neonate lo ricevono, il che gli conferisce un fascino retro assunto, quasi cool per essere vintage.
Una Monique, è prima di tutto una lealtà a prova di tutto (9/10): quella che non abbandona nessuno, a immagine della sua santa patrona che pregò per anni interi per suo figlio Agostino senza mai disperare. Questa dolce perseveranza infonde tutto il suo carattere. Radicata, stabile (8/10), è il pilastro discreto della tribù, colei verso cui ci si rivolge quando la vita trema, perché si sa che lei ci sarà, uguale a se stessa.
La sua energia è misurata invece che traboccante (5/10): Monique avanza al suo ritmo, senza fretta e senza cercare i riflettori. Il suo bisogno di attenzione è del resto molto basso (3/10) — preferisce di gran lunga agire nell'ombra piuttosto che reclamare il primo piano. Ma non fatevi ingannare: sotto questa riservatezza cuoce un umore ben reale (7/10), secco, che emerge nel momento meno aspettato e colpisce in pieno bersaglio.
Diplomatica (7/10), smonta i conflitti familiari con una parola giusta e un piatto che riconcilia tutti. E se il suo nome odora bene della Francia degli anni Cinquanta, Monique coltiva un'affermazione di indipendenza (7/10): ha le sue idee, le sue abitudini, le sue convinzioni, e nessuno gliele impone. Sensibile senza essere fragile (6/10), fantastica con parsimonia (5/10), mescola tenerezza retro e buon senso inamovibile. In sintesi: la zia-nonna che si ama, colei i cui consigli invecchiano sempre meglio delle mode.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Monique non è fatta per giochi di inganno. Il suo nome, legato all'unico, al solitario, tradisce un'anima che non condivide la sua intimità. Nell'amore, è di una fedeltà assoluta, quasi spaventosa. Non corre dietro alle folle; cerca l'assoluto, quella fusione totale dove l'individualità si cancella. Sedotta dalla profondità, detesta la superficialità degli incontri effimeri. La sua sensualità è calma, radicata, quasi meditativa. Non recita la commedia della seduzione facile. Cosa la stanca? L'instabilità, l'incertezza, quei partner che fluttuano senza ancora. Monique vuole una roccia, o essere la roccia. Ama con un'intensità silenziosa ma divorante. Se cerchi una passione di paglia, fuggi. Se desideri una fiamma costante che attraversi le tempeste senza spegnersi, allora hai trovato. È esigente, perché si dà interamente, e tollera solo la reciprocità totale. È un amore di monade: perfetto in sé, ma capace di inglobare l'altro senza dissolverlo.
Monique deriva dal latino Monica, portato da santa Monica, madre di sant'Agostino. Il suo senso esatto è incerto: si associa al greco monos (« unico ») o a una radice berbera.
Il 27 agosto, vigilia della festa di suo figlio sant'Agostino (28 agosto).
Il senso più frequentemente citato è « unico », sebbene l'etimologia continui ad essere dibattuta.
Conobbe il suo apogeo in Francia tra gli anni Trenta e Cinquanta, con picchi che superarono le decine di migliaia di nascite all'anno.
Sì: Monica (italiano, spagnolo, inglese), Monika (tedesco), e i diminutivi Momo, Mona o Nique.