Leopoldo è un nome germanico di stirpe nobile: da 'liut' (popolo) e 'bald' (audace), significa quindi 'il coraggioso del suo popolo'. La sua iniziale ricorda 'leone' per pura latinizzazione, ma la sua radice non ha nulla a che fare con il felino; la sua eleganza è quella delle corti dell'Europa centrale.
Il suo patrono è San Leopoldo III d'Austria, margravio del XII secolo, fondatore di monasteri e patrono dell'Austria, la cui festa cade il 15 novembre. Il nome fu portato da imperatori e re (i Leopoldo d'Austria e del Belgio), conferendogli un'aura aristocratica e ottocentesca.
Nel mondo ispanico suona signorile e letterario, legato a figure come Leopoldo Alas 'Clarín', autore di 'La Regenta', o il poeta argentino Leopoldo Lugones. Oggi è un nome poco frequente e quindi distinto, scelto da chi cerca classicismo, eleganza e una storia alle spalle; il suo diminutivo Polo lo addolcisce e lo rende più vicino.
Leopoldo porta con sé un nome di corte e di biblioteca, e il suo temperamento solitamente gli rende onore. Il profilo segnala un alto livello di stabilità, lealtà e diplomazia: parliamo di una persona dal fondo fermo, dalla parola mantenuta, che preferisce la costruzione paziente all'effetto scenico. Il suo numero 4 rafforza questa vocazione per le fondamenta: Leopoldo è di quelli che sostengono la casa, non di quelli che la danno alle fiamme per divertimento.
In lui c'è un'eleganza naturale, ereditata dagli imperatori che portarono il nome e dal margravio santo, San Leopoldo III, fondatore di monasteri e patrono di un intero paese. Questa ambizione esiste, ma è a lungo termine, orientata al prestigio ben guadagnato piuttosto che all'applauso rapido; l'alta diplomazia gli permette di muoversi con tatto dove altri inciampano. Non è un temperamento stridente: il suo bisogno di attenzione è moderato, preferisce il rispetto al rumore.
La sfumatura letteraria è data dalla stirpe degli scrittori Leopoldo, da 'Clarín' a Lugones: sotto la correzione apparente si nasconde spesso una vita interiore ricca, un gusto per la parola, l'ironia e l'osservazione fine. La sua sensibilità è contenuta, si manifesta in gesti misurati piuttosto che in effusioni, e il suo umore tende all'acuto, quasi allo sardonico, molto in linea con il creatore de 'La Regenta'. Può peccare di una certa rigidità o di un punto di solennità; quando si rilassa e lascia uscire il 'Polo' che porta dentro, diventa un compagno caldo, colto e sorprendentemente divertente. In un'epoca che corre verso il breve e l'immediato, Leopoldo rivendica il contrario: il tempo, la forma e la lealtà. È l'amico dalla mano ferma e dal consiglio sereno, colui che non fallisce quando davvero serve, con la classe discreta di chi non ha bisogno di dimostrare di che legno è fatto.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Leopoldo non ama con dolcezza, ama con la forza bruta di chi difende il suo territorio. La sua passione è un atto di lealtà feroce, un fuoco germanico che non conosce mezze parole. In camera da letto, la sua seduzione è diretta, quasi intimidatoria; non gioca a giochi sottili, ma ti guarda come chi osserva una preda degna del suo coraggio. Ti avvolge con un'intensità che brucia, esigendo una consegna totale, senza riserve né maschere. È attratto dall'autenticità selvaggia, quella donna che non teme la tempesta e risponde con la stessa audacia. Ma attenzione, ciò che più lo disarma e lo infastidisce è la falsità, la codardia emotiva e i dubbi paralizzanti. Per lui, l'amore è un patto di sangue e onore. Se esiti, lui si ritira con la dignità intatta; se ardi, ti trasforma nella sua regina, protetta dalla sua spada invisibile. È un amore da guerriero: estremo, leale e devastantemente bello.
Dal germanico 'liut' (popolo) e 'bald' (audace): 'il coraggioso del suo popolo'. La sua somiglianza con 'leone' è solo fonetica, per latinizzazione.
Il 15 novembre, festività di San Leopoldo III d'Austria, patrono dell'Austria.
È di origine germanica e si diffuse nell'Europa centrale; fu portato da numerosi imperatori e re d'Austria e Belgio.
I più usati sono Polo, Poldo e Leo, che gli conferiscono un tono più informale e vicino.
No: è poco frequente nel mondo ispanico, il che gli conferisce un'aria distinta e classica.