Abel proviene dall'ebraico 'Hével', 'respiro' o 'soffio', una parola che significa anche 'vapore' o 'vanità', e allude poeticamente all'effimero della vita. Non a caso il suo portatore biblico, il secondo figlio di Adamo ed Eva, è la prima vittima dell'umanità: il pastore il cui sacrificio piacque a Dio e che morì per mano del fratello Caino. È, quindi, un nome dalle risonanze profonde, legato all'innocenza e all'ingiustizia.
Sebbene l'Abel della Genesi non abbia una festa fissa universale, il calendario dei santi spagnolo celebra il 5 agosto San Abel di Reims, un arcivescovo dell'VIII secolo, che dà il nome-giorno agli Abel ispanici. Il nome gode di un grande vantaggio: è identico o quasi in decine di lingue, breve, sonoro e facile da portare in tutto il mondo.
Oggi Abel è un nome moderno e in ascesa in Spagna e in America Latina, percepito come fresco, dolce e un po' artistico, senza perdere la sua gravità biblica di fondo. Piace per la sua semplicità assoluta: due sillabe e una storia millenaria alle spalle.
Abel porta nel nome una parola così delicata —'respiro', 'soffio'— che quasi predice il suo carattere: c'è in lui una dolcezza, una sensibilità a fior di pelle che lo distingue. Il numero 2 che lo accompagna rafforza questo profilo di anima empatica, pacifica e ricettiva, quella di qualcuno che coglie l'umore di una stanza appena entra. La sua sensibilità e la sua diplomazia sono alte; l'aggressività, agli antipodi. Abel è l'amico conciliatore, colui che ascolta senza giudicare.
Dal suo eponimo biblico, il pastore innocente e giusto, eredita una bontà genuina e una lealtà senza doppiezza, quasi commovente. È degno di fiducia fino al midollo. Ma porta anche l'ombra di quella storia: una certa vulnerabilità, una tendenza a fidarsi troppo e a uscirne male per essere una brava persona. A Abel costa il conflitto e a volte inghiotta rospi che dovrebbe sputare; la sua sfida vitale è imparare a proteggersi senza perdere la sua tenerezza.
Il lato luminoso del nome sta nella sua fibra artistica. Abel solitamente ha fantasia, sensibilità estetica e un mondo interiore ricco —non è un caso che abbondino musicisti e creatori con questo nome, dal cantautore Abel Pintos ai cineasti—. La sua energia è più intima che espansiva, più volta a creare e prendersi cura che a conquistare. Non cerca di comandare né di accaparrarsi i riflettori: la sua ambizione è discreta, orientata a ciò che lo riempie davvero.
Con il suo aspetto moderno, breve e universale, l'Abel di oggi risulta caldo e vicino, un tipo con cui fa piacere aprirsi perché sai che non ti deluderà. Ha solo bisogno, di tanto in tanto, che qualcuno gli ricordi che essere una brava persona non è incompatibile con il farsi rispettare. Quando lo integra, la sua dolcezza diventa una forza tranquilla.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Abel, figlio del respiro e del soffio, non ama con le mani, ma con il respiro. La sua seduzione è eterea, un sussurro che si insinua sotto la porta dei cuori chiusi, attirando coloro che cercano qualcosa di più della carne; cercano l'aria che loro manca. È sensuale nella sua immaterialità, capace di avvolgerti con la vanità dell'effimero, facendo sì che ogni bacio si senta come l'ultimo respiro della vita, intenso e disperato.
Tuttavia, questa stessa natura lo condanna all'insoddisfazione. Ciò che più lo lacera è la permanenza, il peso di ciò che resta, ciò che non si evapora. Cerca l'intensità del vapore che sale e scompare, non il peso della pietra. Se la sua partner diventa troppo un'ancora, troppo reale e terrena, Abel svanisce, lasciando solo un improvviso freddo. Ama la brevità del fuoco, non la ceniza; ha bisogno di un amore che si viva come un sospiro intrappolato, brillante e mortale, perché solo nella fragilità dell'istante trova la sua vera connessione con l'altro.
Dall'ebraico 'Hével', significa 'respiro' o 'soffio', con la sfumatura dell'effimero e del transitorio della vita.
Il secondo figlio di Adamo ed Eva, pastore il cui sacrificio piacque a Dio e che fu assassinato dal fratello Caino, essendo la prima vittima dell'umanità.
In Spagna si celebra il 5 agosto, festa di San Abel di Reims, arcivescovo dell'VIII secolo.
Molto: si scrive uguale o quasi uguale in spagnolo, inglese, francese, tedesco, portoghese e altre lingue, il che lo rende molto comodo da portare.
È millenario per il suo origine biblica, ma oggi suona fresco ed è in ascesa in Spagna e in America Latina.